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Il futuro dell’ingegneria e il valore del talento femminile

Dalla bambina che sognava strade più grandi per collegare meglio il territorio modenese alla professionista impegnata nella rigenerazione degli spazi e nella valorizzazione dell’esistente. L’ingegner Maddalena Ronchetti racconta un percorso costruito tra cantieri industriali, innovazione e trasformazioni culturali profonde. In un momento storico in cui l’ingegneria è chiamata a confrontarsi con sostenibilità, interdisciplinarità e nuove tecnologie, Ronchetti riflette anche sul ruolo delle donne nelle professioni tecniche e sull’urgenza di superare stereotipi ancora radicati. “Siamo passati dall’ingegnere monade all’ingegnere nodo di una rete”, spiega, indicando nella collaborazione e nel rispetto reciproco le chiavi dell’ingegneria del futuro.

L'Ordine degli Ingegneri ha consegnato a tre giovani studentesse la prima  edizione della Borsa di Studio “Donna Ingegno” - SulPanaro | NewsIngegner Ronchetti, lei opera in un settore cruciale come quello edile. Potrebbe ripercorrere le tappe salienti della sua carriera e spiegarci cosa l’ha spinta, inizialmente, a intraprendere gli studi in Ingegneria?

La mia scelta di studiare ingegneria affonda le radici in un’intuizione d’infanzia: ricordo ancora quando, andando a Carpi con mia madre, sognavo di progettare strade più grandi e veloci per migliorare i collegamenti del territorio. Quella passione per la gestione ottimale degli spazi e per la bellezza delle città mi ha poi portata alla laurea in Ingegneria dei Materiali. Ho iniziato la mia carriera nel settore ceramico, dove ho gestito complessi ampliamenti strutturali per aziende sia in Italia che all’estero. Successivamente, con l’avvio della libera professione, mi sono dedicata alla realizzazione di capannoni industriali, per poi approdare a quello che è oggi il mio principale interesse: la riprogettazione degli interni e la valorizzazione dell’esistente, restituendo una nuova immagine agli edifici già presenti sul territorio.

Oggi l’ingegneria è al centro di grandi trasformazioni: secondo lei quali sono le tre sfide più urgenti che la professione sta affrontando?

La prima sfida riguarda l’evoluzione del ruolo dell’ingegnere, che oggi non può più limitarsi a essere un semplice progettista tecnico, ma deve diventare un vero gestore di sistemi complessi, capace di coordinare team multidisciplinari e integrare competenze differenti. A questo si collega una seconda sfida fondamentale: l’aggiornamento degli Albi professionali e delle competenze. È necessario riformare gli ordinamenti professionali per riconoscere le nuove figure emergenti e adeguare la formazione continua alla velocità dell’innovazione tecnologica, garantendo standard elevati in ogni ambito dell’ingegneria. Riuscire a superare queste sfide significherebbe permettere alla professione di stare al passo con le profonde trasformazioni che stanno ridefinendo il mondo dell’ingegneria.

In cosa siamo ancora oggi riconosciuti a livello internazionale?

La figura dell’ingegnere italiano continua a essere riconosciuta e apprezzata a livello internazionale per la capacità di gestire la complessità in modo integrato, coniugando competenze tecniche, visione progettuale e capacità di adattamento. Nel settore civile, ad esempio, l’ingegnere italiano si distingue per la capacità di intervenire in contesti spesso complessi dal punto di vista urbanistico, storico e ambientale, trovando soluzioni che riescono a unire funzionalità, sicurezza e valorizzazione del territorio. È una professionalità abituata a lavorare in scenari articolati, dove è necessario coordinare normative, sostenibilità, innovazione tecnologica ed esigenze architettoniche. Anche nell’ambito industriale e strumentale, in particolare nel settore delle macchine utensili e dell’automazione, l’ingegneria italiana è considerata un punto di riferimento per l’elevata qualità progettuale e per la capacità di sviluppare standard tecnologici avanzati, esportati e riconosciuti in tutto il mondo. La forza del nostro modello sta spesso nella combinazione tra creatività, precisione tecnica e forte cultura manifatturiera. Lo stesso vale per il comparto aerospaziale e per molte altre aree dell’ingegneria avanzata, dove i professionisti italiani sono apprezzati per la preparazione multidisciplinare e per la capacità di affrontare problemi complessi con un approccio pragmatico ma innovativo. Credo che il valore distintivo dell’ingegnere italiano sia proprio questo: non limitarsi all’aspetto puramente tecnico, ma riuscire a integrare competenze diverse, dialogare con professionalità differenti e trasformare la complessità in un’opportunità progettuale.

Si parla sempre più di ingegneria interdisciplinare e sostenibile: cosa cambia concretamente nel modo di lavorare di un ingegnere oggi rispetto a 10 o 20 anni fa?

Quello che stiamo vivendo è una vera trasformazione antropologica della professione ingegneristica. Fino a vent’anni fa l’ingegnere era spesso percepito come una figura autonoma, quasi “chiusa”, capace di seguire individualmente gran parte del processo progettuale. Oggi questo modello non è più sostenibile. La complessità normativa, tecnologica, ambientale ed economica dei progetti richiede competenze talmente articolate che nessun professionista può governarle da solo. L’ingegnere contemporaneo è diventato parte integrante di organismi complessi: studi multidisciplinari, società di ingegneria, aziende strutturate, reti di professionisti. L’identità professionale si è quindi spostata dal “saper fare tutto” al saper apportare un valore specialistico all’interno di un processo collettivo. Questo significa che il lavoro quotidiano è profondamente cambiato. Oggi un ingegnere deve dialogare continuamente con architetti, informatici, esperti ambientali, energy manager, specialisti dei materiali, professionisti della sostenibilità e della sicurezza. L’interdisciplinarità non è più un valore aggiunto: è diventata il linguaggio comune necessario per far funzionare qualsiasi progetto complesso. Anche il concetto stesso di sostenibilità ha trasformato il modo di progettare. Non si pensa più soltanto alla funzionalità o al costo di un’opera, ma al suo impatto ambientale, energetico e sociale lungo tutto il ciclo di vita con una responsabilità molto più ampia rispetto al passato. Un processo che richiede una formazione continua, perché le tecnologie e le normative evolvono con una velocità senza precedenti. In questo scenario, la collaborazione strutturata rappresenta una nuova forma di competenza. Oggi il valore dell’ingegnere non si misura soltanto nella capacità tecnica individuale, ma anche nella capacità di connettere competenze diverse, coordinare processi complessi e contribuire a una visione condivisa.  In breve, siamo passati dall’ingegnere “monade” all’ingegnere “nodo” di una rete: una figura meno isolata, ma molto più strategica all’interno dei processi di trasformazione contemporanei.

Lei è una professionista affermata: che cambiamento ha visto nella presenza delle donne nell’ingegneria?

Negli ultimi anni la presenza femminile nel mondo dell’ingegneria è sicuramente cresciuta in modo significativo, soprattutto a livello universitario. Oggi molte ragazze scelgono percorsi tecnico-scientifici con maggiore consapevolezza rispetto al passato e dimostrano competenze molto elevate, spesso eccellenti. Questo rappresenta senza dubbio un cambiamento importante e positivo. Tuttavia, accanto a questa crescita numerica, continuo a percepire una certa diffidenza nei confronti delle donne quando si tratta di occupare ruoli di responsabilità, soprattutto nei settori considerati storicamente maschili, come il cantiere, l’industria o la gestione tecnica di grandi progetti. In alcuni contesti, una donna deve ancora dimostrare il doppio per vedersi riconosciuta la stessa autorevolezza professionale di un collega uomo. Quello che mi preoccupa maggiormente, però, è il rischio di un arretramento nell’indipendenza femminile nel mondo del lavoro attuale. Nonostante i progressi raggiunti, molte donne si trovano ancora a dover scegliere tra crescita professionale e stabilità personale, oppure rinunciano a percorsi ambiziosi per mancanza di sostegno, opportunità o fiducia nell’ambiente che le circonda. Per questo credo sia fondamentale continuare a investire non solo nella formazione tecnica, ma anche in un cambiamento culturale profondo. Le donne non devono sentirsi “ospiti” in determinati ambiti professionali, ma parte integrante e naturale del futuro dell’ingegneria. Solo quando competenze, leadership e responsabilità saranno valutate senza condizionamenti di genere potremo parlare di una reale evoluzione del settore.

C’è ancora qualche barriera culturale o professionale da superare?

Moltissime, e credo che attualmente si stia creando un gap tra uomini e donne sempre più ampio

L'Ordine degli Ingegneri ha consegnato a tre giovani studentesse la prima  edizione della Borsa di Studio “Donna Ingegno” - SulPanaro | News

La Borsa di Studio ‘Donna e Ingegno’ di UNIMORE e dell’Ordine degli Ingegneri di Modena .è un segnale importante: qual è l’obiettivo principale di questa iniziativa?

L’obiettivo principale della Borsa di Studio “Donna e Ingegno” è contrastare l’abbandono precoce delle studentesse nei percorsi tecnico-ingegneristici, un fenomeno che i dati continuano a evidenziare come particolarmente critico. Molte giovani donne intraprendono con successo gli studi in ingegneria, ottenendo risultati accademici eccellenti, spesso superiori a quelli dei colleghi uomini negli stessi ambiti. Eppure, una parte significativa di questo talento tende a disperdersi nel passaggio tra università e mondo del lavoro, oppure nei primi anni della carriera professionale. L’iniziativa nasce proprio dalla volontà di intervenire in quel momento delicato, offrendo non solo un sostegno economico, ma anche un riconoscimento simbolico e culturale. È importante che una studentessa percepisca che il suo percorso ha valore, che le sue competenze sono riconosciute e che esiste una comunità professionale pronta a sostenerla. La borsa di studio vuole quindi diventare uno strumento concreto di incoraggiamento, capace di rafforzare la fiducia delle giovani professioniste e aiutarle a superare quelle barriere – spesso culturali, ambientali o legate agli stereotipi – che possono portarle a rinunciare a una carriera tecnica. Credo che oggi la vera sfida non sia soltanto aumentare il numero delle donne che scelgono ingegneria, ma creare le condizioni affinché possano restare, crescere e assumere ruoli di responsabilità all’interno della professione. Perdere queste competenze significa privare il settore di energie, visioni e capacità fondamentali per affrontare le trasformazioni future.

Che tipo di profilo cercate di sostenere e valorizzare?

Non cerchiamo un profilo particolare o “speciale”: vogliamo sostenere il talento ingegneristico femminile in tutti quei settori che, ancora oggi, vengono percepiti come prevalentemente maschili. L’obiettivo non è creare percorsi separati, ma contribuire a normalizzare la presenza delle donne in ambiti come l’ingegneria civile, meccanica, industriale, energetica, aerospaziale o dell’automazione, dove spesso esistono ancora barriere culturali e stereotipi difficili da superare. Crediamo che il valore di una professionista debba essere riconosciuto esclusivamente attraverso le competenze, la preparazione e la capacità progettuale, indipendentemente dal genere. Per questo vogliamo incoraggiare tutte quelle studentesse e giovani ingegnere che scelgono di intraprendere percorsi tecnici complessi, aiutandole a sentirsi legittimate e pienamente parte di questo mondo professionale. Sostenere questi profili significa anche mandare un messaggio culturale forte: l’ingegneria non appartiene a un genere, ma a chi ha passione, capacità e visione per affrontare le sfide del futuro.

Se dovesse immaginare l’ingegneria tra 15 anni, quale cambiamento la renderebbe più orgogliosa?

Il mio orgoglio più grande sarebbe vedere un’ingegneria che ha finalmente superato ogni barriera di genere, radicando questa evoluzione direttamente nella mentalità dei ragazzi e delle ragazze. Sradicando i pregiudizio, eliminando alla radice l’idea che esistano ruoli “maschili” o “femminili”. L’obiettivo è che ogni giovane professionista approcci la carriera libero da vecchi pregiudizi, sostituendo il distacco del passato con un profondo senso di stima e rispetto reciproco

Che messaggio darebbe oggi a una giovane ragazza che sta pensando di scegliere ingegneria?

Le direi semplicemente: “Iscriviti!”. È lo stesso incoraggiamento che, tanti anni fa, diede a me un professore all’università dicendomi una frase che non ho mai dimenticato: “Tu sarai sempre un ingegnere”.

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