Skip to content

“Siamo ciò che amiamo, non solo il lavoro che facciamo”. Intervista a Francesco Carrozzo: Il Poeta “prestato” all’Avvocatura

Francesco Carrozzo, Avvocato penalista e poeta

Nel mondo frenetico di oggi, siamo abituati a definirci attraverso il biglietto da visita: “sono un avvocato”, “sono un ingegnere”. Ma per Francesco Carrozzo, leccese d’origine e parmense d’adozione, questa è una definizione parziale, quasi una “divina condanna” alla divisione. Avvocato penalista stimato, Francesco Carrozzo preferisce definirsi: “un poeta prestato alla professione di avvocato.”. La sua è una storia di “traslochi” dell’anima e geografici: dal Sud, dove le rivoluzioni si fanno sempre altrove, all’Emilia dei salotti letterari e dei centri internazionali. Lo abbiamo incontrato per parlare di come la poesia non sia un semplice hobby, ma una lente etica attraverso cui guardare il diritto, la riabilitazione sociale e l’Intelligenza Artificiale. Di recente Francesco Carrozzo ha ricevuto una menzione speciale nella sezione Vita di scienza e d’arte al Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio (promosso dal Festival Mantova Poesia).a cerimonia di premiazione si è tenuta a Mantova presso la Sala degli Stemmi di Palazzo Soardi. Fondatore del paradigma poetico noto come Sinfòiesi, Carrozzo è stato in passato finalista e autore segnalato anche al Premio Mario Luzi

Avvocato Carrozzo, lei sostiene un concetto affascinante: non siamo il lavoro che facciamo, ma le passioni che coltiviamo. Come si concilia questa visione con una professione “forte” come quella dell’avvocato?

È esattamente così. Il lavoro è spesso determinato dalle condizioni esterne: la famiglia, il territorio, le necessità economiche. Ma le vere passioni, gli hobbies che pratichiamo, che ci scegliamo sono quelle che identificano il vero sé dell’individuo. Io mi sento più poeta che avvocato, nonostante ami la mia professione. Mi definisco un poeta prestato alla professione di avvocato che esercito con un’etica di natura poetica. La poesia mi permette di non vedere in una persona solo la fattispecie astratta da cui si ricava la norma da applicare al caso singolo, tanto nel diritto penale che nel diritto civile come anche in quello amministrativo, ma lo strappo che porta alla ferita ontologica del tessuto sociale in cui conduce la propria vita. Sembra complesso ma non lo è, mi creda. Sì_amo l’Uno differenziato per ricchezza identitaria, ma anche l’Uno che ritorna ad essere il Sì_Amo) in ogni momento.

Vi annuncio (Nuntio Vobis) che a partire dal 2 gennaio 2025 sarà  disponibile anche in Mondadori Store il mio libro edito dalla Fondazione  Mario Luzi: Il Silenzio Consapevole dell'Amore - OvveRo TheIl suo percorso inizia con una “fuga” dal Sud. Lei parla della mancanza di una classe dirigente nel suo territorio d’origine come spinta verso il Nord…
Crescendo al Sud, mi colpì un verso di una poesia di mio fratello Leonardo: “qui al sud la rivoluzione non è mai esistita perché è sempre stata altrove”, erano gli anni ’70 – ’75 del secolo e millennio scorso. La rivoluzione studentesca era all’ordine del giorno. Il tema del diritto allo studio universitario stava emergendo come tema identitario di quella gioventù, che figlia di operai e servitori dello Stato non poteva permettersi economicamente di frequentare l’Università per gli alti costi. Nacque così il “presalario”, penso che pochi si ricordino questo nome, come forma di aiuto alle famiglie meno abbienti che non potevano permettersi gli alti corsi dell’università. Le uniche facoltà universitarie presenti al sud erano “facoltà universitarie di servizio e supporto alla classe dominante dell’epoca che si era creata con il boom economico degli anni ‘60. Nasceva il ceto medio e si sviluppava la grande e piccola classe industriale del NORD, dove vi erano le Università che creavano le classi dirigenti dell’epoca. In questo contesto ho visto svuotare il mio paese e buona parte del Sud. Le valigie di cartone erano tante sui treni su cui ho viaggiato per andare a frequentare la facoltà di giurisprudenza a Parma. Dopo la grande emigrazione giovanile verso il Nord Europa vi fu l’emigrazione giovanile verso il Nord Italia. Per studiare “giurisprudenza” negli anni ’80 feci domanda di “presalario” all’Opera Universitaria di Parma che me lo accolse e venni in Emilia-Romagna. Da qui tutta la meravigliosa esperienza fatta nella Casa dello Studente di Borgo Cocconi e nelle biblioteche cittadine dove la maggior parte degli studenti cosiddetti “fuori-sede” creavano le loro relazioni sociali, crocevia di un mondo in pieno fermento. Tutta la città di Parma era un campus universitario. Era una città in quegli anni in cui il numero chiuso non esisteva e che viveva anche economicamente di università e universitari.

Proprio a Parma, negli anni ’90, la sua casa divenne un crocevia incredibile di culture. Ci racconta l’esperienza del gruppo “Anche per questo”?
Sì. È proprio così. Tutto nacque in una biblioteca di Gesuiti. Lì incontrai studenti da tutto il mondo: africani, iraniani, greci. Erano studenti e menti pronte ad apprendere culture nuove e portare e comunicare la loro voce di provenienza alla conoscenza degli altri. Ho imparato molto da tutti loro. La mia cultura si è arricchita nutrendosi di cultura internazionale senza viaggiare. Ogni lunedì ci si ritrovava tutti a cena sotto la guida silenziosa di un padre gesuita che non ha mai imposto il suo credo ma insegnava al reciproco ascolto. Così ho conosciuto lo shintoismo, i precetti degli ortodossi, la cultura iranica, quella mediorientale dei maroniti libanesi, quella dei Mormoni e degli anglicani e degli Inuit, come la spiritualità degli animisti africani e tanto altro, come i riti voodoo dei brasiliani. Purtroppo, il clima culturale mutò non appena vi fu il cambio del Padre Superiore dei Gesuiti dove era situata la biblioteca e la sala della cena del lunedì dove avveniva tutto questo. Si iniziò a parlare solo di religione leggendo la Bibbia e si creò così il deserto. Insieme a tutti coloro che amavano dialogare senza per forza sentirsi obbligati a subire le orazioni bibliche, si decise di spostare questi i incontri laici a casa mia. Ognuno portava un piatto tipico della propria cultura culinaria e poi si passava a dialogare su un tema questa volta dato e su cui si doveva scrivere e portare come omaggio anche una poesia rigorosamente in italiano. Era una babele di linguaggi poetici in italiani meravigliosi. Da lì nacque una prima pubblicazione di un testo di poesie: “Anche per questo …”. Il treno della poesia era ormai partito. Successivamente nacque “Il Giglio Ruggente” e altre pubblicazioni e collaborazioni che hanno portato me e altri poeti di quegli anni a grandi premi nazionali, oltre che a performance e spettacoli e ad altre creazioni artistiche che continuano a darmi il piacere di continuare a scrivere.

Lei parla spesso di una “divina condanna alla parola”. Cosa intende?
È un concetto filosofico. Dio dice all’uomo: “nomina le cose”. Ma nel momento in cui nominiamo, parzializziamo la conoscenza. Nel silenzio conosciamo il tutto; con la parola creiamo un limite al pensiero. Se dico “bicchiere”, ognuno pensa al suo, diverso dal mio. La poesia è il tentativo di tornare a quel nucleo originale, a quella che io chiamo Sinfoiesi.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Antologia PREMIONAZIONALE NAZIONALE PREMIO DI POESIA Terra di Virgilio DODICESIMA EDIZIONE 2026"“Sinfoiesi”: un termine che lei ha coniato e che presenterà in un prossimo saggio. Che legame c’è tra questo concetto e la fisica moderna?

Sinfoiesi significa vivere-insieme-in-armonia. Il termine nasce dopo una lunga ricerca dove l’idea originale viene da quella vibrazione di fondo che la Teoria delle Stringhe identifica come l’origine di tutta la materia. Siamo tutti diversi, ma facciamo parte di un’unica unità. Se accettiamo che la diversità è ricchezza e non separazione, allora la voglia di “ritornare all’Uno” diventa un atto politico di pace, non di guerra.

Questa visione “poetica” come entra nelle aule di tribunale? Penso alla sua idea di giustizia riparativa

Chi viola la relazione non lede solo la vittima ma lede se stesso, perché il suo Sé dipende dalla rete relazionale che ha danneggiato. E la punizione che isola l’offensore dalla comunità, il carcere nella sua forma prevalente, aggrava questa auto-lesione invece di avviarla a guarigione.
Il modello sinfoietico della giustizia parte da una domanda diversa. Non: quale pena è proporzionale al danno? Ma: come si ripara la rete relazionale che è stata lacerata? Come si restaura la struttura del crescere-insieme che la violazione ha interrotto? Questa domanda richiede la partecipazione di tutti i nodi della rete che sono stati danneggiati: la vittima, l’offensore, la comunità. Non come parti di un processo che li separa e li contrappone, ma come soggetti di un processo che cerca di ricostituire la trama relazionale interrotta.

Oggi si parla molto di Intelligenza Artificiale. Un poeta la vede come una minaccia o come una risorsa?

Se usata con consapevolezza, è una ricchezza infinita. Oggi non devo più andare, come gli studiosi di un tempo assai lontano, ad Alessandria d’Egitto per cercare e consultare nella sua immensa biblioteca un testo di tutta la cultura universale. Oggi tutti quei libri sono a disposizione con un click. L’IA mi apre tutte le biblioteche del mondo, mi abbatte tutte le barriere linguistiche. Posso comprendere la cerimonia del tè giapponese in pochi minuti, imparare una “song lines” dei maori. Certo, si perde la relazione diretta con il “maestro”, ma se hai la capacità emotiva di cogliere i significati, l’IA diventa uno strumento creativo rigenerativo fantastico.

Nella sua etica professionale, lei fa anche delle scelte di campo molto nette. Ci sono casi che non accetta?

Sì. Per difendere qualcuno devo capire fino in fondo cosa succede. Se un reato non fa parte della mia etica o se non ho la percezione corretta del vissuto della persona, preferisco che si rivolga altrove. Al contrario, faccio molto volontariato legale: ricostruire il tessuto familiare attorno a una persona fragile è un atto di poesia applicata. Unire poesia, etica e lavoro mi permette di andare incontro alle esigenze delle persone con una consapevolezza del mondo più profonda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *