Skip to content

Cadere, reagire e continuare a sognare: il viaggio solista del cantautore Nicola Ferrari

In un mercato musicale liquido, dominato dalla “dittatura dei singoli usa e getta” e da canzoni scritte per scalare gli algoritmi dei social, Nicola Ferrari si muove decisamente controcorrente. Si definisce un inguaribile romantico del “formato disco” e ha un obiettivo che suona quasi come una sfida d’altri tempi: pubblicare cinque album nei prossimi cinque anni. Nei suoi brani – dall’esordio con Come Back To Me fino al più recente singolo in italiano Per tutto il tempo che resta – si respira l’influenza del grande rock britannico con cui è cresciuto, ma anche un’introspezione profonda, che mette al centro i temi della caduta, della resilienza e delle seconde possibilità. Nicola non è un artista che urla, è un musicista che preferisce far risuonare le corde giuste. Ecco cosa ci ha raccontato in questa densa chiacchierata.

Quando hai capito che la musica sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?

Credo che certe cose non si capiscano davvero, si sentano. Non c’è stato un momento preciso in cui ho deciso che la musica sarebbe stata una parte fondamentale della mia vita. Semplicemente mi sono accorto che era sempre presente, nei momenti felici come in quelli più difficili. Anche quando gli studi o il lavoro mi portavano in altre direzioni, sentivo che la musica continuava a occupare uno spazio importante dentro di me. Con il tempo ho capito che non era soltanto una passione, ma il modo più naturale che avevo per esprimere quello che provavo e dare un senso alle esperienze che vivevo.

Ricordi il momento esatto in cui hai preso in mano una chitarra o hai deciso di cantare?

Sì, lo ricordo molto bene. Sono passati tanti anni, ma quella sensazione è ancora viva. Prendere in mano una chitarra è stato il primo passo di un percorso che allora non immaginavo dove mi avrebbe portato. Il canto è arrivato in modo altrettanto naturale, come un’esigenza di completare quello che la musica mi permetteva di esprimere. Sono ricordi a cui torno spesso, perché mi ricordano con quale entusiasmo e spontaneità è iniziato tutto.

Sei cresciuto ascoltando gruppi come Green Day, Oasis, Red Hot Chili Peppers, Led Zeppelin e Rolling Stones. Cosa ti hanno lasciato questi artisti? Oggi con chi vorresti collaborare?

Sono molto curioso dal punto di vista musicale e ascolto artisti di generi ed epoche diverse. I gruppi che hai citato, però, hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione perché ciascuno di loro ha un’identità molto forte e riconoscibile. Mi hanno insegnato il valore della personalità artistica, dell’energia e dell’importanza di scrivere canzoni che riescano a lasciare qualcosa a chi le ascolta. Mi piacciono molto anche le collaborazioni, perché permettono di confrontarsi con sensibilità diverse. Se potessi scegliere, mi piacerebbe lavorare con Noel Gallagher, un artista che ho sempre ammirato per il suo modo di scrivere e di interpretare la musica.

Dopo quasi dieci anni di esperienza con una band hai scelto di intraprendere un percorso solista. Qual è stata la spinta decisiva?

Le band sono fatte di persone e ogni persona segue il proprio percorso di vita. Con il tempo cambiano le esigenze, le priorità e anche il modo di vivere la musica. A un certo punto mi sono reso conto che le condizioni che ci avevano fatto iniziare quell’avventura erano cambiate. Essendo autore e compositore, sentivo il bisogno di avere maggiore autonomia per sviluppare le mie idee e costruire un progetto che mi rappresentasse fino in fondo. Il percorso solista è nato in modo naturale, come un’opportunità di crescita artistica e personale.

Da dove nascono le tue canzoni? Da esperienze personali, osservazione della realtà o immaginazione? Quanto conta il tuo mondo interiore nella costruzione dei testi?

Le mie canzoni nascono da un insieme di esperienze personali, osservazione della realtà e immaginazione. A volte parto da qualcosa che ho vissuto, altre volte da una situazione o da un’emozione che mi colpisce particolarmente. Il mio mondo interiore ha un ruolo molto importante nella scrittura dei testi, perché è lì che prendono forma riflessioni, dubbi e speranze. Allo stesso tempo, mi piace lasciare spazio all’interpretazione di chi ascolta. Credo che una canzone acquisti davvero valore quando ognuno può ritrovarci qualcosa di sé e darle un significato personale.

Le tue canzoni parlano spesso di seconde possibilità, relazioni, speranza e crescita personale. Perché questi temi ti appartengono così tanto?

Perché fanno parte della vita di tutti noi. È inevitabile attraversare momenti difficili, affrontare delusioni, errori e cambiamenti. Quello che conta, secondo me, è il modo in cui si reagisce a queste situazioni. Ognuno ha i propri tempi, le proprie fragilità e i propri limiti, ma credo sia importante non smettere di cercare una strada per andare avanti. Le seconde possibilità, la speranza e la crescita personale sono temi che mi appartengono perché rappresentano il desiderio di migliorarsi e di non arrendersi davanti alle difficoltà.

“Come Back To Me” è stato il tuo esordio discografico. Il brano parla della ricerca di una seconda opportunità. Quale messaggio volevi lasciare a chi lo ascolta?

Con “Come Back To Me” volevo trasmettere l’idea che non bisogna perdere la fiducia nelle possibilità che la vita ci può offrire. Non abbiamo mai la certezza che le cose andranno come speriamo, ma penso che sia importante non smettere di credere che un cambiamento sia possibile. Il messaggio del brano è proprio questo: continuare a guardare avanti e a dare valore alle occasioni che possono arrivare, anche dopo momenti difficili.

Cosa significa oggi vivere di musica? Quali sono i sacrifici che il pubblico non vede dietro il lavoro di un musicista indipendente?

Oggi, come in passato, vivere di musica non è semplice. Richiede passione, determinazione e la capacità di affrontare molti aspetti diversi di questo lavoro. La parte creativa, quella della scrittura e della registrazione di un brano, è sicuramente la più emozionante. Ma dietro una canzone c’è un lavoro molto ampio che comprende la produzione, la distribuzione, la promozione, il rapporto con i media, le radio, le piattaforme digitali e i social. Un musicista indipendente deve imparare a gestire tutto questo e, per costruire un progetto solido, è fondamentale poter contare su persone competenti che condividano lo stesso obiettivo.

Hai mai attraversato momenti in cui hai pensato di smettere? Come li hai superati?

Ho sempre desiderato che la musica diventasse il mio lavoro. Mi sono laureato in marketing e ho fatto esperienze nel mondo professionale, ma sentivo che creare la mia musica era ciò che volevo davvero fare. Naturalmente ci sono stati momenti difficili e periodi di incertezza, come accade in qualsiasi percorso artistico, ma non ho mai pensato di rinunciare. Al contrario, le difficoltà hanno rafforzato la convinzione che questa fosse la mia strada e mi hanno spinto a lavorare ancora di più per raggiungere i miei obiettivi.

“Wings Of Fire” parla della capacità della musica di dare libertà ai sogni. Quali sono oggi i tuoi sogni più grandi?

Oltre alla musica, il cinema è una delle mie grandi passioni. Credo che entrambe queste forme d’arte abbiano la capacità di trasportarci altrove e di farci osservare la realtà da punti di vista diversi. Sono spazi in cui l’immaginazione e la creatività possono esprimersi liberamente. Il mio sogno più grande è continuare a fare musica, crescere come artista e riuscire a condividere le mie canzoni con un pubblico sempre più ampio. Ma, più di ogni altra cosa, spero di non perdere mai la capacità di sognare e di lasciarmi ispirare da quello che vivo.

“Per tutto il tempo che resta” è il tuo primo singolo in italiano. Com’è stata questa esperienza?

Scrivere e cantare in italiano è stata un’esperienza molto importante. Pur essendo cresciuto con sonorità e influenze anglosassoni, sono profondamente legato alla mia lingua e alla tradizione musicale italiana. Confrontarmi con l’italiano mi ha permesso di esplorare nuove sfumature espressive e di raccontarmi in modo diverso. È stata un’opportunità di crescita artistica e personale che mi ha dato nuovi stimoli e nuove prospettive per il futuro.

Quali obiettivi ti piacerebbe raggiungere nei prossimi cinque anni?

Mi piacerebbe realizzare cinque album. So che oggi il mercato musicale è molto orientato verso i singoli e le uscite frequenti, ma continuo a credere nel valore del disco come opera completa. Sono cresciuto ascoltando artisti che raccontavano il proprio percorso attraverso gli album, e penso che ogni progetto rappresenti una fotografia di un momento della vita e dell’evoluzione di un musicista. Il mio obiettivo è costruire, passo dopo passo, una discografia che racconti il mio percorso artistico e che possa lasciare una traccia nel tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *