Dietro ai numeri, ai mercati e alle scelte di investimento ci sono sempre le persone: le loro famiglie, i loro progetti e, spesso, le loro paure. Lo sa bene Beatrice Gattoni, professionista con oltre trent’anni di esperienza nel settore finanziario, dai primi passi in Carimonte e UniCredit fino alla consulenza patrimoniale in Consultinvest, un percorso d’eccellenza che l’ha portata a essere inserita tra i migliori professionisti italiani del risparmio gestito. In questa intervista, Beatrice non si limita a ripercorrere le tappe di una carriera solida e costruita con rigore in un mondo storicamente maschile (dove ancora oggi le donne rappresentano appena il 23,1% dei consulenti), ma lancia un messaggio chiaro: l’educazione finanziaria non è un lusso per esperti, né un tema di cui vergognarsi. È, al contrario, la più alta forma di autonomia e libertà personale. Dai divari di genere alla necessità di portare la pianificazione tra i banchi di scuola, ecco la sua visione per una finanza più consapevole, etica e a forte impatto sociale.

Beatrice Gattoni, vanta oltre trent’anni di esperienza nel settore finanziario, dai primi anni in Carimonte/UniCredit fino alla consulenza patrimoniale, ed è stata inserita tra i migliori professionisti italiani del risparmio gestito. Ci racconta come è iniziato il suo percorso professionale e quali sono state le tappe più significative della sua carriera?
Il mio percorso è iniziato oltre trent’anni fa in Carimonte, poi confluita in UniCredit, dove ho avuto la possibilità di formarmi in una scuola bancaria molto solida, fatta di metodo, rigore e attenzione al cliente. Sono stati anni fondamentali, perché mi hanno insegnato che dietro ogni scelta finanziaria ci sono sempre persone, famiglie, progetti e paure da ascoltare. Nel tempo ho scelto di orientarmi sempre di più verso la consulenza patrimoniale, perché sentivo il bisogno di accompagnare i clienti in modo più completo e personalizzato. Una tappa importante è stata l’ingresso in Consultinvest, realtà che mi ha permesso di valorizzare esperienza, indipendenza di pensiero e relazione fiduciaria. Essere inserita tra i migliori professionisti italiani del risparmio gestito è stato certamente motivo di orgoglio, ma lo considero soprattutto una conferma del lavoro svolto con serietà, continuità e responsabilità.
Perché oggi parlare di educazione finanziaria non significa soltanto parlare di soldi, ma di libertà e consapevolezza personale?
Parlare di educazione finanziaria oggi significa parlare di autonomia nelle scelte di vita. Il denaro non è un fine, ma uno strumento: se lo si conosce e lo si gestisce con consapevolezza, permette di progettare, proteggersi e affrontare il futuro con maggiore serenità. Purtroppo molte persone delegano completamente le decisioni finanziarie perché pensano che siano troppo complesse o lontane dalla vita quotidiana. In realtà, capire anche concetti semplici, come risparmio, rischio, inflazione, investimento e previdenza, aiuta a non subire le scelte degli altri o gli eventi. L’educazione finanziaria dà libertà perché rende le persone più informate, meno fragili e più capaci di decidere per sé e per la propria famiglia.
Perché in Italia l’educazione finanziaria è ancora così carente rispetto ad altri Paesi europei?
In Italia l’educazione finanziaria sconta prima di tutto un ritardo culturale. Per molti anni il risparmio è stato considerato quasi un fatto privato, familiare, da gestire con prudenza ma senza una vera formazione. A scuola si parla poco di denaro, di pianificazione, di previdenza e di investimento, mentre sono temi che riguardano tutti, fin da giovani. Inoltre, per molto tempo gli italiani hanno avuto una naturale propensione al risparmio, che però oggi non basta più: l’inflazione, la longevità e la complessità dei mercati richiedono maggiore consapevolezza. Credo che serva un cambiamento di approccio: parlare di finanza in modo semplice, concreto e intimidatorio. Solo così le persone possono sentirsi più preparate e meno dipendenti dalle decisioni altrui.
Quanto incidono famiglia, scuola e cultura nel rapporto che gli italiani hanno con il denaro?
Incidono moltissimo, proprio perché oggi spesso mancano punti di riferimento solidi. Un tempo la famiglia trasmetteva, magari in modo semplice, alcuni principi: il valore del risparmio, della prudenza, del sacrificio. Oggi molte famiglie sono più fragili, prese da urgenze quotidiane, e difficilmente riescono a educare i giovani a un rapporto consapevole con il denaro. La scuola, dal canto suo, non ha ancora colmato questo vuoto: si esce spesso dal percorso scolastico senza conoscere concetti fondamentali come inflazione, previdenza, debito o investimento. Anche culturalmente il denaro resta un tema poco affrontato, quasi imbarazzante. Il risultato è che molte persone arrivano adulte senza strumenti adeguati per decidere e proteggere il proprio futuro.
Quanto è importante insegnare fin da giovani concetti come risparmio, pianificazione e gestione del rischio?
È fondamentale, perché il rapporto con il denaro si forma fin da giovani. Risparmio, pianificazione e gestione del rischio non sono concetti astratti: aiutano a capire il valore delle scelte e delle conseguenze. Insegnarli presto significa dare ai ragazzi strumenti concreti per diventare adulti più consapevoli, meno impulsivi e meno fragili. La finanza, se spiegata bene, non spaventa: insegna
Perché le donne sono ancora più esposte sul piano della dipendenza e della fragilità economica?
Perché spesso le donne hanno percorsi lavorativi più discontinui, legati alla maternità, alla cura dei figli o dei genitori anziani, e questo incide su reddito, risparmio e pensione futura. A volte, inoltre, delegano ancora troppo la gestione finanziaria al partner o alla famiglia. Questo le rende più vulnerabili in caso di separazione, vedovanza o difficoltà improvvise. Per questo l’educazione finanziaria femminile è fondamentale: non per contrapporsi a qualcuno, ma per essere autonome.
Quanto è significativo il dato secondo cui molte donne non possiedono ancora un conto corrente personale?
Banca d’Italia segnala che non si osservano differenze di genere nel possesso di conto corrente e carte di pagamento, mentre il vero divario emerge nella partecipazione attiva agli investimenti. Diventa un dato più significativo soprattutto se parliamo di conto corrente personale, intestato e gestito in autonomia. Non è solo una questione bancaria: è un indicatore concreto di indipendenza. Avere un proprio conto significa poter controllare entrate, uscite, risparmi e decisioni quotidiane. Il punto non è solo “avere accesso” al denaro familiare, ma poterlo gestire. Per questo l’educazione finanziaria femminile deve partire anche da strumenti molto semplici, ma fondamentali.
Nel suo percorso professionale ha incontrato ostacoli culturali legati al fatto di essere donna in un settore storicamente maschile?
Sì, soprattutto nei primi anni, quando il settore finanziario era ancora molto più maschile di oggi ed io ero molto più giovane. Non parlerei solo di ostacoli espliciti, ma di un clima culturale in cui una donna doveva spesso dimostrare più degli altri competenza, solidità e autorevolezza. In certi contesti non era scontato essere ascoltata con la stessa attenzione. Questo però mi ha spinta a costruire il mio percorso con ancora più rigore, preparazione e coerenza. Ho sempre creduto che la credibilità si conquisti nel tempo, attraverso la qualità della relazione con i clienti. Oggi molte cose sono cambiate, ma resta importante che le donne imparino a occupare con sicurezza il proprio spazio professionale. Pensi che al 31 dicembre 2024, tra i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede iscritti all’Albo OCF, risultano 52.779 iscritti: 12.202 donne, pari al 23,1%, e 40.577 uomini, pari al 76,9%.
Quanto la conoscenza finanziaria può incidere sulla libertà personale e sulla capacità di costruire il proprio futuro?
Incide moltissimo, perché aiuta a non subire le scelte degli altri o gli imprevisti della vita. Conoscere almeno le basi della finanza significa saper risparmiare, proteggersi, pianificare e guardare al futuro con più lucidità. Non serve essere esperti di mercati: serve avere consapevolezza. La libertà personale passa anche dalla capacità di gestire il proprio progetto di vita.
Quali sono gli errori più frequenti che vede nelle persone quando si parla di gestione del denaro e investimenti? Gli errori più frequenti sono la mancanza di pianificazione e l’abitudine a decidere sull’onda dell’emotività. Molte persone risparmiano, ma non hanno un obiettivo chiaro: lasciano il denaro fermo, senza considerare inflazione, tempo e bisogni futuri. Altri, invece, investono inseguendo mode, consigli occasionali o rendimenti apparentemente facili. Un altro errore è non diversificare, concentrando troppo il patrimonio su pochi strumenti o su un solo settore. La buona gestione del denaro parte sempre da una domanda semplice: a cosa mi serve questo capitale e in quanto tempo? Da lì si costruisce una strategia coerente, sostenibile e adatta alla persona.
La consulenza finanziaria oggi può avere anche un ruolo sociale, aiutando le persone a combattere insicurezza ed esclusione economica?
Sì, certamente. La consulenza finanziaria oggi ha anche un ruolo sociale, perché aiuta le persone a compiere scelte. Non si tratta solo di investire, ma di capire, pianificare e proteggersi ed eventualmente sapersi indebitare con finanziamenti sostenibili. Un buon consulente aiuta a fare ordine, a ridurre l’insicurezza e a costruire scelte sostenibili.
Quanto è importante orientare gli investimenti verso progetti etici e sostenibili?
È un tema importante, soprattutto se lo colleghiamo ai principi ESG, cioè ambiente, responsabilità sociale e buona governance. Oggi investire non significa guardare solo al rendimento, ma anche capire come quel rendimento viene generato: con quale impatto sull’ambiente, con quale attenzione alle persone e con quale qualità nella gestione delle imprese. Naturalmente ESG non deve essere uno slogan né una scelta ideologica: va valutato con metodo, dati e trasparenza. Il ruolo del consulente è aiutare il cliente a distinguere tra progetti realmente sostenibili e operazioni solo di facciata. Quando è fatto bene, l’investimento ESG può unire obiettivi finanziari, responsabilità e visione di lungo periodo.
Se dovesse lasciare ai giovani una sola regola di educazione finanziaria, quale sarebbe?
Non vivere solo nel presente, ma impara a pensare anche al futuro. Ogni scelta economica, anche piccola, ha un impatto nel tempo. Risparmiare, pianificare e non spendere tutto ciò che si guadagna non significa rinunciare alla vita, ma costruire il domani. Ai giovani direi di iniziare presto, anche con poco, perché il tempo è il più grande alleato. La vera educazione finanziaria parte da una consapevolezza semplice: il denaro va rispettato, non temuto né sprecato.