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Marco Bellei: “Così preparo i talenti della lirica nel Conservatorio di Pechino

Incontriamo il Maestro Marco Bellei, musicista e docente al Conservatorio Centrale di Pechino, dove prepara i giovani talenti destinati ai palcoscenici internazionali. Nato a Modena nel 1970, per diversi anni è stato Maestro collaboratore di icone della lirica come Mirella Freni e Luciano Pavarotti. Dal 2003 vive e lavora stabilmente in Cina, dove il Bel Canto sta conoscendo una straordinaria fioritura grazie a un imponente piano di investimenti culturali del Governo rivolto alla formazione musicale dell’intera popolazione.

Maestro Bellei, com’è nata la sua passione per la musica?

Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di cinque anni. I miei genitori, grandissimi appassionati di opera e musica classica, mi fecero prendere lezioni private fino all’ammissione all’Istituto Musicale “Orazio Vecchi”, quando avevo dieci anni. Ero piccolo, ma immensamente curioso. Ricordo con affetto i primi studi guidati dalla mia insegnante Mirella Gollini, che mi ha formato pianisticamente con infinita pazienza. I miei genitori mi accompagnavano sempre al Teatro Comunale per assistere a concerti e opere liriche. Nel 1992, conseguito il diploma in Pianoforte con il massimo dei voti all’età di 22 anni, ho iniziato subito a collaborare con numerosi teatri italiani ed europei.

Per nove anni ha lavorato come docente e direttore di coro a Xinxiang, riscuotendo grandi consensi. Che ricordo ha di quel periodo?

La mia primissima esperienza in Cina fu un Masterclass di due settimane al Conservatorio di Xi’an. Da lì fui invitato nella provincia di Henan, una regione di circa 100 milioni di abitanti. Lì sono stato un vero pioniere: ho costruito un coro e un’orchestra partendo da zero, formando i docenti delle università locali e curando l’educazione musicale di quasi mille studenti all’anno per aprire loro nuove prospettive artistiche. Ho poi allestito opere come L’elisir d’amore, Gianni Schicchi, Tosca ed Oedipus Rex di Stravinsky, coinvolgendo direttori e registi. Nonostante le difficoltà iniziali, la voglia di costruire era enorme: sono riuscito a sviluppare un sistema educativo innovativo poi esteso alle istituzioni dell’intera provincia. Le vittorie in concorsi nazionali e le partecipazioni televisive ci diedero una grande visibilità.

Oggi è docente al Conservatorio di Pechino. Com’è nata questa prestigiosa collaborazione?

Sono stato ingaggiato come docente nei corsi di Master e Dottorato con la qualifica di coach e maestro collaboratore. È la prima volta che in Cina viene attivato un percorso di dottorato – il livello accademico più alto in ambito musicale – per preparare figure che lavoreranno a stretto contatto con cantanti, registi e direttori d’orchestra. Il Conservatorio Centrale di Pechino è l’unica istituzione universitaria d’arte di livello nazionale nella Repubblica Popolare Cinese e gode di un prestigio immenso. Devo ringraziare il Dottor Yu Feng, celebre direttore d’orchestra e Presidente del Conservatorio, che insieme al suo team sta guidando una riforma storica. Unire la formazione accademica a un’orchestra e a un coro professionali interni è un traguardo unico per un’università, perché connette direttamente lo studio con il mercato del lavoro internazionale.

Quali sono i principali punti di forza del contesto lavorativo cinese?

La Cina è una nazione immensa con una civiltà millenaria. Negli ultimi dieci anni ha vissuto uno sviluppo velocissimo che si è riflesso pienamente nel mio settore. Il Governo investe moltissimo nell’educazione musicale: un esempio è la costruzione del Grande Teatro Nazionale a Pechino nel 2017, un polo aperto a famiglie e studenti per fruire della grande musica. Inoltre, in moltissime città vengono ultimati in tempi record teatri moderni e con acustiche straordinarie.

E ci sono aspetti più complessi da gestire?

Il modo di comunicare del popolo cinese è meno diretto rispetto al nostro stile italiano. All’inizio può esserci qualche fraintendimento sul lavoro, ma c’è sempre un’immensa disponibilità all’ascolto e alla comprensione reciproca. Ciò che conta è l’obiettivo finale: qui ci si sente parte di una forza collettiva, mai soli.

Quali opere o compositori italiani affascinano di più il pubblico locale?

Per gli appassionati cinesi la Turandot di Puccini ha un impatto quasi magico. È un’opera ambientata nella Cina antica e le dinamiche drammatiche risuonano molto con la loro storia. Molte opere cinesi tradizionali cercano un finale armonioso, legato ai valori confuciani radicati da millenni. Di recente abbiamo messo in scena la Turandot nella sede storica del nostro Conservatorio – un tempo residenza reale – con una produzione imponente di oltre 200 persone tra cantanti, coro, orchestra e comparse in abiti d’epoca. L’emozione è stata indescrivibile: in quei momenti ti accorgi di come la musica abbatta ogni barriera linguistica.

Modena è considerata la culla della lirica. Come viene percepita la sua città d’origine in Cina?

Molti cinesi conoscono Modena per icone come Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Raina Kabaivanska e Nicolai Ghiaurov. Spesso mi chiedono: “Come mai così tanti artisti leggendari vengono tutti dalla stessa città?”. Io rispondo sempre: “Venite a Modena e lo capirete. Abbiamo la musica nel DNA, iniziamo a cantare da piccoli”. Sono orgoglioso di percepire questa stima. E poi aggiungo sempre una battuta sulla nostra inimitabile Ferrari, la cui sinfonia di motori funziona proprio come un’orchestra perfetta!

Cosa le manca di più della sua terra?

Le persone e il loro accento. Quando torno a Modena, la prima tappa è sempre il Mercato Albinelli per riascoltare le conversazioni in dialetto degli anziani. E poi la bellezza della città: camminare sul selciato di Piazza Grande, ammirare la Ghirlandina, la Bonissima, il Duomo…  Infine, il cibo. In Cina non mangio mai cibo italiano o modenese: l’autenticità dei tortellini in brodo, del prosciutto, del lambrusco e della crostata di visciole non si può replicare. Ogni volta che devo ripartire per Pechino chiudo gli occhi e cerco di memorizzare profumi, suoni e volti per portarli sempre con me.

📦 BOX APPROFONDIMENTO

Il ricordo di Mirella Freni: “Un’onestà musicale che ti entra nel cuore”

Nel 1992 Marco Bellei ricevette un premio speciale come miglior diplomando dell’Istituto Musicale “Orazio Vecchi” dalle mani della celebre soprano Mirella Freni. Da lì iniziò per lui un’esperienza fondamentale come Maestro collaboratore al pianoforte per la Freni, prima al Teatro Comunale e poi durante le Masterclass al CUBEC (Centro Universale del Bel Canto).

“Mimì amava insegnare con dedizione assoluta. Curava ogni singolo dettaglio senza dare nulla al caso”, ricorda Bellei. “I suoi occhi magnetici capivano all’istante ogni problema vocale dell’allievo. Io prendevo appunti su tutto, dalla tecnica allo stile, e proprio da lei ho imparato ad amare profondamente l’Opera.

Pretendeva una totale onestà musicale e una grande cura del suono: ‘Non spingere, canta con un suono morbido, mai di gola’, ripeteva sempre ai ragazzi.

Ricordo una sera in particolare. Una studentessa stava provando l’aria ‘Io sono l’umile ancella’ dall’Adriana Lecouvreur di Giordano. Nonostante la bellissima voce, non riusciva a trovare il suono naturale che la Freni le chiedeva. Dopo un’ora di tentativi, Mirella – visibilmente stanca – si avvicinò al mio pianoforte e disse: ‘Facciamo da capo, ora voglio farti sentire come si fa’.

Iniziò l’attacco ‘Ecco respiro appena…’ con un suono così morbido da lasciarci tutti ipnotizzati. Quando arrivò al fraseggio ‘un soffio la mia voce…’, le sue consonanti sembravano accarezzare l’aria. Sul finale ‘che al nuovo dì morrà’, eseguì un La bemolle di uno splendore tale che tutti gli studenti scattarono in piedi commossi, compreso il Maestro Nicolai Ghiaurov che esclamò: ‘Brava Mirella!’.

Lei si voltò e lo zittì subito con umiltà: ‘No… non mi interessa questo! Voglio solo far capire che il suono deve essere naturale, senza fare la guerra’. Un insegnamento inimitabile che non dimenticherò mai.”

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