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Maternità, lavoro remoto e libertà: la storia di Stefania, da Modena a Lanzarote

Chi siamo - Casa Tua LanzaroteViaggiare a tempo pieno, lavorare da remoto con la propria “nomad family” al seguito e godere della massima libertà su spazi e tempo. È il sogno di molti, ma la modenese Stefania Fregni è riuscita a realizzarlo grazie alle opportunità del digitale.   Dopo anni come consulente aziendale sul territorio, Stefania – 42 anni, nata e cresciuta a Modena e neomamma – si è trasformata in un’imprenditrice digitale specializzata in business online. Si occupa di comunicazione, è social media manager e nel 2017 ha fondato il blog My Modena Diary per raccontare la sua città da una prospettiva intima. Oggi Lanzarote, incantevole isola dell’arcipelago delle Canarie, sta per diventare la sua nuova base di vita e di lavoro.

Stefania, qual è il tuo rapporto con Modena?

Modena è la città dove sono nata e cresciuta, mi ha plasmata profondamente. Nel mio blog scrivo spesso che le radici sono parte di noi e ci rendono ciò che siamo. Con questa città ho instaurato un legame viscerale anche se, non lo nascondo, a volte l’ho sentita un po’ stretta. Penso sia naturale: crescendo si sogna, si progetta e si desidera esplorare nuove mete. Negli ultimi anni l’ho rivalutata molto, guardandola con occhi nuovi e scoprendo aneddoti e curiosità che spesso chi ci vive dà per scontati.

Sei un’imprenditrice digitale e social media manager. Di cosa ti occupi nello specifico?

Per molti anni ho lavorato come consulente per il mercato offline; poi, con l’avvento del digitale, mi sono orientata sulla comunicazione online. È un settore immenso, complesso e in continua evoluzione, dove è difficile padroneggiare ogni singolo aspetto. Per questo ho scelto di specializzarmi in business digitali, affinando competenze verticali: dal social media management e content creation al copywriting, fino alle strategie di e-commerce e alla gestione dei team da remoto.

Durante il lockdown, mentre eri neomamma, hai deciso di voltare pagina. Quando hai capito che era giunto il momento di cambiare vita?

L’idea è maturata pian piano nel 2019, un anno prima del Covid, in concomitanza con la nascita di mia figlia Maelle, arrivata quando avevo 40 anni. Prima di allora l’idea della maternità mi spaventava: non avevo molta confidenza con i bambini e temevo fosse un ostacolo per la mia carriera da libera professionista. La gravidanza, invece, ha rappresentato uno spartiacque: ho iniziato a lasciar andare ansie e preoccupazioni. Riprendendo a lavorare a un solo mese dal parto, ho capito subito che i vecchi ritmi non si conciliavano più con le mie nuove esigenze. Volevo un equilibrio diverso come donna, mamma e imprenditrice. Ho iniziato così a porre le basi per riprendermi i miei tempi, circondarmi delle persone giuste e costruire qualcosa di nuovo.

In che modo sei riuscita a concretizzare questa trasformazione?

Il Covid, paradossalmente, mi ha dato la possibilità di fermarmi e fare chiarezza. Ho cercato di cogliere le opportunità nascoste in un momento critico per tutti. Durante il lockdown della primavera 2020 ho sfruttato quel tempo “lento” per investire su me stessa: studio, formazione e specializzazione. È stato un periodo di nottate trascorse sui libri mentre mia figlia di 9 mesi dormiva, ma mi ha aperto porte straordinarie. Tra queste, il lancio di nuovi progetti in collaborazione con altre professioniste. Uno dei principali è Pronta a Rinascere, una piattaforma di corsi online su parto e maternità creata insieme a Viviana Presicce (ostetrica) e Susanna Rosa (webmaster e growth marketing manager).

Cosa significa lavorare da “nomade digitale”? Quali sono i pro e i contro?

Personalmente vedo tantissimi pro e pochissimi contro. Forse perché con la maternità la mia quotidianità si è già riorganizzata intorno a tempi più serrati. Come consulente avevo già una discreta libertà di orari, ma ero comunque vincolata alla presenza fisica in azienda o alle riunioni di persona. La rivoluzione post-pandemica ha cambiato le regole del gioco: oggi le consulenze, i meeting e la gestione dei team si svolgono interamente da remoto. Questo mi permette di lavorare da qualsiasi parte del mondo con una flessibilità prima impensabile.

La rivoluzione digitale sta trasformando il mondo del lavoro. Può diventare una concreta opportunità per chi desidera realizzarsi?

Il web rappresenta senza dubbio il presente e il futuro del business. Padroneggiare gli strumenti digitali apre scenari professionali incredibili, a patto però di affiancare alla flessibilità uno studio continuo e una grande capacità di aggiornamento.

Presto acquisterai casa a Lanzarote per inseguire “una vita a piedi nudi sulla sabbia”. Perché proprio le Canarie?

Ho imparato a conoscere le Canarie in questi anni e sono rimasta folgorata da uno stile di vita incentrato sulla semplicità: clima estivo tutto l’anno, giornate all’aria aperta e passeggiate sull’oceano. A Lanzarote, in particolare, mi ha colpita la dimensione in cui crescono i bambini: una vita a contatto stretto con la natura, fatta di giochi in spiaggia e ritmi umani. Ho avvertito chiaramente che era l’ambiente ideale per la mia famiglia e ho deciso di investire lì per farne una delle nostre basi principali.

Lavoro e libertà: un connubio davvero possibile?

Poter decidere di lavorare all’alba o la sera tardi per me è già sinonimo di libertà. Il lavoro è una forma di realizzazione personale: significa investire su se stessi, credere nei propri progetti e portarli a termine. Certo, bisogna fare i conti con la sostenibilità economica, perché i risultati non sono mai matematici. Ma l’idea di vivere in un luogo in cui sono io a decidere come bilanciare carriera, famiglia e passioni è la visione che sto concretizzando per i miei prossimi anni.

Da oltre dieci anni vivi una relazione multiculturale. Il tuo compagno Francis è di origini camerunesi: come vi siete conosciuti e quanto ti ha sostenuto in questa scelta?

Francis è l’altra metà della mia mela, il papà di Maelle e la colonna portante della nostra famiglia. La nostra storia dura da oltre 14 anni ed è iniziata su una pista da ballo a Modena, uniti dalla passione per il latinoamericano. Per me lui rappresentava un mondo completamente nuovo e quella salutare “boccata d’aria fresca” dalla solita routine. In realtà Francis vive a Modena da più di 25 anni: ha studiato medicina, parla un italiano perfetto ed è integratissimo. Insieme stiamo costruendo la vita che desideriamo. Anche se a volte il mio lavoro da imprenditrice digitale gli risulta un po’ astratto, ha sempre creduto ciecamente in me e nei miei progetti.

Tua figlia racchiude in sé un’anima modenese e una camerunese. Come le trasmettete questa ricchezza culturale?

Ho sempre sognato di avere una bimba nata dall’unione tra la cultura italiana e quella africana: la diversità è un valore inestimabile. Maelle crescerà bilingue: Francis le parla in francese, mentre con me e i nonni parla italiano. Per Francis è una sfida trasmetterle le usanze del Camerun vivendo in Italia da così tanto tempo, ma manteniamo un contatto costante con la sua famiglia d’origine tramite videocall. Vogliamo che Maelle mantenga un legame saldo con quella terra meravigliosa, che spero di visitare presto tutti insieme.

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