Esiste una linea sottile che collega una scacchiera di Vienna, i flussi pedonali di un campus universitario e i corridoi del Liceo Volta di Sassuolo. Lungo questa linea si muove Adamo Cerioli, 29 anni, il ricercatore che ha recentemente sbaragliato la concorrenza di oltre 650 colleghi internazionali alla Conferenza sui Sistemi Complessi di Siena. Mente brillante e spirito pragmatico, Cerioli incarna il prototipo del fisico moderno: un esperto di dati e programmazione capace di far dialogare l’intelligenza artificiale con la psicologia umana. In attesa di vederlo sul palco della sesta edizione degli Innovation Days, mercoledì 15 aprile al Teatro Carani di Sassuolo dalle ore 9, evento organizzato dalle associazioni Uciim Modena-Sassuolo e Viceversa con il sostegno di Confindustria Ceramica e il patrocinio del Comune di Sassuolo. Lo abbiamo incontrato per capire come si passa dalle aule di provincia ai vertici della ricerca mondiale e perché, per lui, la fisica è la sfida più affascinante di tutte, “proprio come una partita a scacchi”.
Adamo, partiamo dal successo di Siena. Primo posto su 650 ricercatori: te lo aspettavi o è stato un fulmine a ciel sereno?
Sinceramente è stato inaspettato. Alla conferenza partecipavano moltissimi giovani ricercatori e dottorandi di altissimo livello. Il progetto che ho presentato è nato a Vienna, durante un periodo di ricerca all’estero, ed è incentrato sugli scacchi. L’idea di base è studiare come gli esseri umani e l’Intelligenza Artificiale gestiscono sistemi di grande complessità. Abbiamo analizzato migliaia di partite per quattro mesi, usando gli scacchi come “laboratorio” per mappare i limiti psicologici dell’uomo di fronte a una macchina.
Il tuo talk è stato premiato come miglior contributo orale. Cosa ha convinto la giuria?
Inizialmente temevo che l’argomento risultasse troppo specifico o di nicchia. Invece, l’aspetto innovativo sta nell’applicabilità: studiamo il “cervello digitale” per creare interfacce human-like, ovvero AI capaci di interagire con l’uomo in modo più naturale e comprensibile. È una ricerca che tocca la psicologia e la tecnologia di domani.
Il tuo percorso parte da Sassuolo, dal Liceo Volta. Quanto ha influito quella formazione?
Moltissimo. Mi sono diplomato al Liceo delle Scienze Applicate e sono felice di aver scelto l’indirizzo informatico. Oggi trovo impossibile fare fisica senza una solida base di programmazione. Uso quotidianamente linguaggi come Python, C++, Matlab e persino il Fortran. La Fisica è una facoltà che scegli per pura passione; se cerchi solo uno sbocco lavorativo immediato vai a Ingegneria, ma la Fisica ti dà una forma mentis unica per interpretare il mondo.
Hai citato Vienna. Che differenze hai trovato rispetto al sistema accademico italiano?
Al Complexity Science Hub di Vienna ho trovato un ambiente eccezionale. C’è un’abitudine alla collaborazione interdisciplinare che spesso in Italia facciamo fatica a trovare. È stata una tappa indispensabile di tre mesi che mi ha aperto gli occhi. Detto questo, non considero l’Italia un ripiego: abbiamo punti di forza enormi, anche se non siamo ancora ai livelli di finanziamento del Nord Europa.
Oltre agli scacchi, il tuo dottorato a Parma si occupa di qualcosa di molto concreto: la mobilità sostenibile.
Esatto. Faccio parte della collaborazione MOST (Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile). Analizzo l’accessibilità pedonale del Campus di Parma usando strumenti come AWS e QGIS. Studiamo come si muovono le persone, quali zone sono più frequentate e come cambiano i flussi se, ad esempio, chiudiamo un’area per manutenzione. L’obiettivo è migliorare sicurezza e inclusività nelle nostre città.
Sei prossimo alla fine del dottorato. Cosa c’è nel tuo futuro?
A fine aprile scadranno i tre anni e proseguirò a Parma con un assegno di ricerca. Mi piacerebbe molto l’insegnamento universitario, unire la ricerca al contatto con gli studenti. Certamente vorrei fare un’altra esperienza all’estero, ma per ora il mio presente è qui, tra Sassuolo e Parma.
Dopo la magistrale a Modena ti sei “reinventato” cambiando ambito di ricerca. Che consiglio daresti a un giovane studente del Volta che vuole seguire le tue orme?
Gli direi di essere ambizioso, perché a “puntare in basso” si fa sempre in tempo, ma anche di restare elastico. Il momento del passaggio tra magistrale e dottorato è difficile, io ho dovuto cambiare argomento e rimettermi in gioco. Bisogna saper adattarsi alle situazioni senza mai perdere la curiosità. La fisica è una sfida continua, proprio come una partita a scacchi.