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Cesare Leonardi: un designer visionario

Architetto e designer originario di Modena, è stato un protagonista nella progettazione degli spazi verdi urbani e autore di oggetti diventati icone del design internazionale. Anche dopo la sua scomparsa nel 2021, è ricordato come uno dei più grandi architetti a livello mondiale. 

Molti modenesi ricordano ancora con ammirazione le opere del grande architetto, esposte nel 2018 presso la Galleria Civica di Modena in quella che fu la più ampia retrospettiva mai realizzata in Italia dedicata alla sua opera. Un omaggio a oltre cinquant’anni di lavoro di una figura eclettica che, nel corso della vita, ha abbracciato con passione numerosi ambiti: architettura, paesaggistica, fotografia, design, falegnameria artigianale, scultura e pittura. Un campo di azione vastissimo, che gli ha permesso di esprimere appieno una creatività fuori dal comune.

Cesare Leonardi si laurea in Architettura a Firenze nel 1970, ma già nel 1963, insieme a Franca Stagi, apre a Modena uno studio destinato a diventare un punto di riferimento nella progettazione di oggetti di design in vetroresina. Tra le creazioni più celebri figurano la Poltrona Nastro, il Dondolo, la Poltrona Guscio e molti altri arredi che hanno segnato un’epoca, pubblicati su riviste internazionali e oggi custoditi in importanti collezioni museali: dal MoMA di New York al Victoria and Albert Museum di Londra, dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein al Centre Pompidou di Parigi. Nel 2010, Leonardi trasforma la sua abitazione in via Emilio Po 134 a Modena nell’Archivio Leonardi, un’associazione gestita da architetti ed ex collaboratori, impegnata nella catalogazione e nella valorizzazione del patrimonio custodito nella casa-studio. All’interno delle attività dell’Archivio nasce anche la Scuola indipendente Archivio Leonardi, fondata con l’obiettivo di trasmettere il metodo progettuale e l’approccio multidisciplinare che hanno contraddistinto la sua carriera.  

Tra le eredità più significative lasciate da Leonardi vi è sicuramente il volume “L’Architettura degli Alberi”, considerato una vera e propria bibbia per architetti e paesaggisti di tutto il mondo. Scritto insieme a Franca Stagi, scomparsa nel 2008, il libro nasce da un meticoloso lavoro durato oltre vent’anni. L’opera presenta 212 specie arboree rappresentate in scala 1:100, con e senza fogliame, corredate da diagrammi delle proiezioni delle ombre durante il giorno e le stagioni, da tabelle cromatiche delle variazioni stagionali e da 393 schede descrittive complete di disegni di foglie, fiori e frutti. Un progetto nato negli anni ’70 per il Parco della Resistenza a Modena, che testimonia l’amore profondo di Leonardi per il mondo vegetale, osservato e fotografato in ogni stagione per coglierne la forma e la trasformazione. Per Leonardi, “il verde è un’infrastruttura fondamentale per il territorio, come tutte le altre”. Un principio che ha guidato gran parte della sua opera progettuale, lasciando un segno profondo nel paesaggio urbano e nel pensiero contemporaneo sullo spazio pubblico. Tra i suoi numerosi interventi si ricordano anche il Centro Nuoto di Vignola (1975), il Centro Nuoto di Mirandola (1977–1980), il restauro del Collegio San Carlo (1977) e la progettazione del Parco Amendola (1981), tutti esempi di un approccio visionario e integrato all’architettura e al paesaggio.

Progettare parchi a “misura d’albero”

 

Per Cesare Leonardi il testo “L’Architettura degli Alberi” era la chiave  per capire e instaurare un diverso rapporto fra la città costruita e il territorio e il verde, partendo dalla consapevolezza che l’uno e l’altro sono elementi essenziali per la vita degli uomini, che prati e alberi, erba e silenzio e sole sono il necessario compenso per pavimenti, muri, polvere e ombra per l’uomo che ha perso il suo rapporto quotidiano con il territorio naturale. Leonardi insegnava a leggere con altri occhi il paesaggio. Scriveva: “Dunque bisogna conoscere gli alberi per progettare i parchi; conoscerli uno a uno, e anche sapere che il disegno di un parco è il disegno di un «divenire», la proposta di un meccanismo di trasformazione, di crescita, di vita e di morte; sapere che la realizzazione di un parco è la creazione di un processo che durerà decenni o secoli, nel quale gli alberi si rincorreranno di stagione in stagione producendo e perdendo foglie e fiori, ognuno con i suoi ritmi e tempi… spesso riteniamo gli alberi «cose», «oggetti-parasole» da usare, da modellare, da costringere in spazi angusti, da piegare alla nostra antropocentrica visione del mondo. Dimentichiamo che vivono accanto a noi su questo pianeta che è stato loro prima che nostro per decine di migliaia di anni, pianeta al quale «si aggrappano» irriducibili e forti, capaci di rigenerarsi, di ricominciare daccapo foglia dopo foglia nonostante le devastazioni più crudeli. Ci dimentichiamo del loro respiro quotidiano, foglia a foglia finché dura il giorno, della loro esclusiva e straordinaria capacità di fare della luce cibo ed energia, del loro costante e vitale contributo alla vita del pianeta”.

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