I miei anni da fiaba al Castello La Rocchetta Mattei. Intervista ad Antonietta Stefanelli

Fin dove può arrivare l’immaginazione? Quali grandi opere possono nascere da essa? Una delle risposta è nelle immagini della Rocchetta Mattei, il castello dalla stravagante architettura fortemente voluto dalla mente visionaria del Conte Cesare Mattei, costruito nel 1850 in località Savignano nel comune di Grizzana Morandi in provincia di Bologna e, dopo molti anni dalla sua morte, acquistato nel 1959 da Primo Stefanelli, commerciante di Vergato, comune dell’Appennino bolognese. Primo Stefanelli, dai più conosciuto come “Il Mercantone” è un altro sognatore o meglio, lo definisco un praticante di sogni capace di ricostruire dalle macerie del Dopoguerra, nuove prospettive di vita e di lavoro per gli abitanti di quel territorio. A mio parere conoscere la Rocchetta Mattei, significa entrare nella mentalità, nel metodo e nella passione di due uomini diversi ma capaci di grandi imprese e che, in modi diversi, hanno lasciato un segno indelebile. Dopo mesi di chiusura, nel rispetto delle restrizioni anti-Covid, la Rocchetta Mattei è ora aperta al pubblico, una occasione per continuare a sognare e ripercorrere il percorso tracciato da Cesare Mattei e Primo Stefanelli legati indissolubilmente. Tornerò presto a visitare la Rocchetta per lasciarmi contaminare dalla magica atmosfera e lo consiglio a tutti voi. Intanto, per saperne di più su questo pezzo di storia, ho incontrato l’ultima proprietaria del Castello, la Dott.ssa Antonietta Stefanelli, figlia del Mercantone di Vergato. Buona lettura! di Laura Corallo


Antonietta Stefanelli, sei stata l’ultima proprietaria del Castello Rocchetta Mattei, alle porte di Bologna, conosciuto anche come il Castello delle Fiabe. Che storia ha questo castello?

 Sono stata, insieme a mio fratello Giuseppe, l’ultima proprietaria del castello, ereditato dai nostri genitori Elena Sapori e Primo Stefanelli. La Rocchetta Mattei deve il suo nome al Conte Cesare Mattei che lo fece costruire sulle rovine di antichi manieri appartenute prima a Federico II e poi a Matilde di Canossa. Sarebbe molto lunga la storia ma racconterò in breve che il Conte è nato a Bologna nel 1809. Ricevette il titolo di Conte da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera dalle parti di Comacchio. Iniziò poi a costruire il Castello da lui sempre desiderato e nel 1850 diresse personalmente i lavori. Nel frattempo si dedicava agli studi di medicina alternativa e inventò una terapia alternativa chiamata Elettromeopatia e che gli procurò fama mondiale. Gli eredi ebbero alti e bassi nella gestione del castello fino al 1959 quando mio padre lo comprò con grande meraviglia di noi famigliari e degli abitanti di Vergato. La Rocchetta fu messa in vendita varie volte e offerta a molti enti ma la vendita non andò mai a buon fine. All’epoca la Rocchetta, infatti, era considerata dalla maggioranza delle persone una volgare imitazione, un kitch di variopinti stili. Per questo, a mio parere, acquistandola, mio padre salvò la Rocchetta Mattei da sicura rovina trasformandola in una attrazione turistica. Purtroppo negli anni ‘80 mio padre morì improvvisamente. Io vivevo a Bologna con la mia famiglia e ho impiegato un po’ di tempo, assieme a mio figlio Paolo, prima di trovare l’acquirente giusto che potesse riportarlo all’antico splendore. Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna lo acquistò e ora sta svolgendo un fedele restauro che prosegue tuttora.

Tuo padre, Primo Stefanelli, conosciuto da tutti come il Mercantone, è stato protagonista di una delle più importanti imprese economiche della Valle del Reno, nel secondo Dopoguerra ed è legato indissolubilmente a quello del conte Cesare Mattei, fondatore della Rocchetta. Puoi parlarci di lui?

Certo, mio padre era un uomo straordinario, credeva molto in ciò che faceva e l’ha dimostrato occupandosi della Rocchetta. Ha riparato i gravi danni che la guerra aveva arrecato alla struttura. Senza paura e tanto entusiasmo ha coinvolto tutta la famiglia a lavorare anche nell’albergo di tredici camere ricavato dal villino donato dal Conte Mattei al figlio adottivo Mario.  Il castello si rivelò una vera e propria impresa turistica ed ebbe un grande successo nel territorio di Riola e dintorni. Ricordo che vidi mio padre una domenica pomeriggio al Castello e il giorno dopo morì. Quell’ultima volta mi disse “Vedi, quello che diceva la gente non era vero” indicando con un  dito la fila infinita di auto parcheggiate a ridosso del castello. “Hai visto quante persone ci sono?” Ma tu, mi raccomando, studia omeopatia, non basta studiare da farmacista, il Conte sarà contento”.

Prima da bambina e poi da adolescente, hai vissuto passo passo l’immenso lavoro portato avanti da tuo padre nella ricostruzione di Vergato, nell’immediato Dopoguerra, ma anche l’acquisto della Rocchetta, fortemente voluto da tuo padre. Puoi raccontarci quegli anni?

Si sono stati anni da fiaba. Io avevo 13 anni quando mio padre acquistò il maniero. A poco a poco mi rendevo conto che la Rocchetta cominciava a vivere anche se gli abitanti di Vergato erano perplessi dall’acquisto. Ma lui continuava a restaurare, a comprare e ad avere iniziative sempre nuove. Al mio paese, se prima mi chiamavano “La Mercantona” ora mi appellavano “La Contessa”. Da lì a poco Primo Stefanelli cominciò a ricostruire dalle macerie della guerra, dai palazzi a nuove attività commerciali. E ogni volta si festeggiava con una cena al Castello. Sono stati anni splendidi con tanto lavoro e pochissimo svago. Mio padre voleva fare sempre fare la “bandiga” dopo la conclusione di un lavoro. Poi lessi che la parola bandiga deriva dalla parola latina Benedictus cioè benedetto e alla fine di ogni suo progetto voleva dare una benedizione al suo progetto.  Mio padre credeva nel destino. Quando un affare non andava in porto diceva “perché ti preoccupi? E’ stato il destino”.

 Quello di Mattei era il sogno di un uomo che voleva curare il mondo. Tuo padre Primo ti convinse a seguire la strada della professione farmaceutica e poi erboristica. Puoi raccontarci quel periodo?

In quel periodo, erano gli anni ’70, mio padre mi disse “perché non ti laurei in farmacia e poi in omeopatia per continuare il lavoro del Conte? Io rimasi perplessa ma l’anno dopo mi iscrissi alla facoltà di Farmacia. Mi appassionai anche io alla storia delle erbe officinali che il Conte coltivava nel suo parco e produceva i suoi rimedi. Mi disse anche “vedrai che successo avrà la Rocchetta ma ancora di più sarà lo sviluppo della storia dell’elettromeopatia. Purtroppo mio padre è scomparso presto e non ha potuto vedere tutto quello che è successo dopo.

 Il Castello, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna dal 2005, è diventato negli anni il volano del rilancio turistico del nostro Appennino. Fin da bambina hai vissuto e lavorato nel castello. Qualche ricordo delle attività che si svolgevano dentro le mura ?

All’interno della Rocchetta si svolgevano numerose attività, dalla ristorazione all’accoglienza fino alla concessione per location cinematografiche. Qui alla Rocchetta sono stati infatti girati due film: nel 1968 Balsamus, l’uomo di Satana diretto dal regista Pupi Avati e poi Enrico IV diretto da Marco Bellocchio nel 1984. In queste occasioni ho vissuto momenti di meraviglia a contatto con gli attori e tutta la troupe. Ricordo che alla fine delle riprese mangiavano al ristorante e poi tutti insieme andavano a ballare nella Sala dei Novanta. Io li raggiungevo, dopo aver concluso i lavori in sala, e alla mia entrata sentivo i commenti dei presenti che dicevano  “Ecco arrivare la Contessa!” E io mi vergognavo un po’.

Come tutti i castelli anche la Rocchetta Mattei è caratterizzata da aneddoti e leggende. Puoi raccontarcene una? 

Non è una leggenda ma una verità che mi ha raccontato mia madre. Ricordo che quando avevo 20 anni mia madre si trovava sola al castello, era una giornata di autunno inoltrato, circa le ore 17. Ci fu un forte temporale, con tuoni e fulmini. All’improvviso venne meno la corrente. Mia madre andò con la pila ad alzare gli interruttori ma mentre entrava dentro il portone vide un fantasma bianco, quasi trasparente con le catene. Mia madre cadde sui gradini, sconvolta. “La prego, non mi faccia niente!” e il fantasma indietreggiò. Elena scappò in strada poi si fece coraggio e dopo un po’ tornò su al castello per telefonarmi. “Antonietta vieni su che ho visto un fantasma!”. Dopo il restauro pochi anni fa, organizzai una visita guidata al Castello restaurato con circa 45 persone. Alla fine, improvvisamente, è venuto un temporale con tuoni e fulmini e pioggia scrosciante. Tutti hanno detto “Ma come è possibile!”. Io ho pensato alla spoglie mortali del Conte, ho letto l’episodio quasi come un ringraziamento da parte sua perché abbiamo sempre voluto che le sue spoglie rimanessero nel castello rispettando le sue intenzioni. La sua tomba è nella cappella costruita a imitazione della Cattedrale di Cordova.