Le tavole di Leonardo. Sogni di un artista multimediale

by / venerdì, 17 gennaio 2014 / Published in interviste, viceversa

Daniele Lunghini è un artista multimediale nato a Roma nel 1967. Illustratore, regista specializzato in corti di animazione, copywriter, è anche realizzatore di installazioni e consulente di comunicazione. Tra i numerosi lavori ha pubblicato, sul sito lulu.com, una sceneggiatura di un progetto di lungometraggio (I quattroaspiranti) e un libro per ragazzi (Lo giovine Leonardo: è intelligente ma non si applica.).

Il lavoro di Lunghini si concentra molto sui linguaggi del linguaggio. I suoi lavori in 3D sono un mix di riferimenti cinematografici e schemi comunicativi dei più svariati media. Nelle sue illustrazioni gioca spesso con gli effetti “fake”, creando finte tavole rinascimentali ritrovate che illustrano futuristici orizzonti visti con occhi medievali. Appassionato di H.R. Giger e di Tullio Pericoli, miscela gli elementi bio-tecnologici dell’uno con gli elementi onirici dell’altro. Si autodefinisce scherzosamente esponente del proto-futuristico e inventore del vintage medievale.


Sei nato regista di cortometraggi e lungometraggi. Raccontaci come ti sei avvicinato a questa forma d’arte

Ho cominciato a lavorare nel 3D industriale. Una volta scoperte tutte le potenzialità di questi strumenti, il passo è stato breve.

A quali registi o correnti hai tratto ispirazione per realizzare le tue opere?

Io amo Spielberg, Lucas, Coppola, Scorsese, Tarantino, Cameron. Amo gli autori che uniscono la tecnologia più sfrenata alla oniricità. O, al contrario, che con crudezza realistica raccontano storie di realtà suburbane (americane o ancora meglio newyorkesi).

La pietra miliare della tua carriera è stata la premiazione del cortometraggio “Le foto dello scandalo”, un grande affresco del cinema degli anni ’30 vincitore di premi internazionali tra i quali il World Animation Celebration 2001 a Los Angeles. A quali tematiche ti sei ispirato?

Al cinema degli anni ’40, a quell’atmosfera dei film gangster. Nella prima televisione, quella in bianco e nero, li passavano spesso. Mi è rimasto quel sapore sulla pelle e volevo ritrasmetterlo. In più amo la tematica della fuga da qualcosa di più grosso di te che ti insegue e non ti dà tregua.

Sei stato premiato da Stan Winston, il creatore dei dinosauri di Jurassic Park e collaboratore del regista americano Steven Spielberg, autore del film “E.T”. Quali ricordi hai di quei momenti?

Se c’è mai stata una buona ragione per intraprendere questo percorso fatto praticamente solo di sangue e sudore, beh, questa è stata una di quelle. Una persona, che ho potuto frequente solo pochi minuti, assolutamente deliziosa, aperta e attenta. Mi ha riempito di complimenti. Dopo due anni, incontrai di nuovo il suo socio della Digital Domain che ancora si ricordava di me!

Daniele Lunghini e Stan Winston

Daniele Lunghini e Stan Winston

Nel tuo pensiero è ricorrente il tema del “futuro” . Secondo lo scrittore Isaac Asimov il 1800 vedeva il futuro dell’umanità esattamente identico per il presente. Invece il 1900, secolo di grandi cambiamenti dal punto di vista scientifico e tecnologico, ha avuto forti ripercussioni sulla vita e l’identità dell’uomo. La fantascienza, come genere letterario e filone cinematografico si è sforzata di immaginare per il futuro dell’umanità scenari diversi. Tu come definisci il futuro e in che modo va ri- progettato?

Hai centrato perfettamente l’ottica delle problematiche che mi stanno a cuore o, se preferisci, mi ossessionano. Il futuro è un foglio bianco e per un illustratore, almeno per me, non c’è niente di più eccitante e pieno. Il futuro è un minestrone, dove si mescolano presente e passato, dove ogni cosa sembra non essere necessariamente al suo posto. Il futuro è un “coitus infinitus”. Il futuro non è altro che la nostra piattaforma mentale.Non penso ad una modalità migliore o superiore ad un’altra. L’importante è la capacità e la voglia di ri-progettarlo continuamente. Anche perché spesso il futuro se ne va per direzioni opposte a quelle più frequentemente immaginate.

“Immaginari persi” è il titolo di un tuo scritto elaborato dopo l’ attentato dell’11 settembre a New York. Tu affermi che quell’evento ha colpito uno degli immaginari più affascinanti dell’uomo, cioè il volo. Cosa significa?

L’immaginario collettivo di oggetti volanti come simboli delle potenzialità umane e apparentemente innocui era quello corrente. Il colpire selvaggiamente innocenti indifesi e contemporaneamente uno dei simboli architettonici del nostro tempo ha creato un corto circuito devastante. In qualche modo è paragonabile ad uno stupro, una violenza che scaturisce nell’atto più bello e più alto dell’essere umano. Il meccanismo devastante è la sovrapposizione tra i piani del terrificante e del sublime. Questo è successo l’ 11 settembre. Non potremo più evocare il volo come rappresentazione di bellezza pura e assoluta. Almeno per qualche decade.

I tuoi riferimenti sono stati il  cinema e gli artisti di storyboard. In che modo il cinema e in generale l’arte multimediale si differenzia dalle altre forme espressive più tradizionali nella rappresentazione della realtà?

Intanto il cinema è molto giovane (e la “multimedialità”, quella alla quale fai riferimento tu, è addirittura infante). Questa giovinezza evidentemente dà quel qualcosa in più. L’arte figurativa ha percorso tutte le epoche della storia dell’umanità. Il cinema è stato invece l’alba di un nuovo inizio. Detto questo, oltre alla fruibilità contemporanea di più elementi che lo compongono, amo il cinema perché sento un’ affinità particolare per tutto ciò che è dinamico.

Daniele Lunghini - Parker&Singer Photographers

 

Nell’arte contemporanea del 1900 quali sono le opere d’arte o gli artisti che meglio hanno rappresentato il cambiamento umano e sociale?

Il mio artista preferito, visivamente parlando, è H. R. Giger, l’autore dei modelli di Alien. La sua bio-tecnologia, i suoi mondi sensuali e da incubo allo stesso tempo, mi scaraventano verso altre dimensioni. Amo, nella letteratura, Frederic Brown, uno scrittore che ha capovolto molti standard della fantascienza. Ovviamente Spielberg e Lucas, che hanno portato il cinema su altri piani. Sei un grande appassionato di Leonardo Da Vinci. Recentemente ne hai illustrato la figura e l’essenza nella mostra “I sogni di Leonardo”. Da dove nasce il tuo interesse per il nostro genio rinascimentale?

Intanto perché il mio stile di disegno è vagamente rinascimentale. Le mie dimensioni temporali sono estreme. Da una parte racconto di mondi e tecnologie futuristiche, dall’altra uso una tecnica che visivamente ricorda vecchi fogli di codici misteriosi. Questo mi porta sempre verso i codici di Leonardo, il suo appuntare studi e ricerche e tra i quali si nascondevano esercizi puramente artistici. Sfogli i suoi Codici e scopri sempre un segno nuovo. Amo la sua figura, la sua icona.

Leonardo Da Vinci è forse il più grande maestro dell’umanità. Una delle idee da lui ereditate è che l’arte debba intendersi come forma di conoscenza creativa, e quindi come scienza e filosofia. Cosa era la creatività per Leonardo?

Le domande più semplici sono sempre quelle più difficili alle quali rispondere. Non penso che per lui fosse tanto differente da tutti gli altri creativi del tempo o di adesso. C’è una necessità da esaudire, che non si può fermare. Lui, semplicemente, aveva un’infinità di direzioni verso le quali poter affacciarsi.

steampunk a Regiio Emilia

Il 2009 è stato l’anno della creatività e innovazione. Negli ultimi anni si insiste sulla necessità di accrescere la creatività e dell’innovazione in quanto competenze chiave per lo sviluppo personale e sociale. Tu come definiresti la creatività?

Io paragono la creatività ad una possibile scienza matematica costituita da una sola formula. Nella variabile X ci metto tutto quello che vedo e sento. Gli altri fattori rappresentano la mia esperienza, i miei meccanismi mentali (acquisiti o insiti). Il risultato finale è il prodotto di tutti questi fattori. C’è ben poco da fare: c’è solo da dare un valore a X, il resto viene tutto da solo.

E quali sono, per te, i rapporti tra creatività e vita?

Per quello che mi riguarda, non vedo (non sento) nessuna separazione. Io vivo la creatività. Ma cerco di utilizzarla indirizzandola verso qualcosa di utile e non solo per questioni di sfogo esistenziale. Spero sempre di fare cose che stimolino le persone a pensare e a porsi domande. Questo è l’unico modo per creare nuove prospettive.

Daniele Lunghini - Roberto Bellopede

Una delle installazioni più caratteristiche è la collettiva “Se l’umanità scoprisse la verità impazzirebbero tutti all’istante”, di cui sei curatore e ideatore. Un progetto che ruota attorno a tre concetti di riferimento: verità, follia e istante. 

L’idea di questa collettiva ( dal 12 dicembre a Reggio Emilia) mi è nata semplicemente …guardandomi in giro. Pensavo al successo e alle incredibili peculiarità di tutte le ultime serie tv prodotte in America, da Lost a Sixt feeth under, che pur avendo target specifici, sono comunque fruiti da un pubblico vasto e trasversale. La società cambia continuamente e si evolve. Partiti da semplici blogger, ormai sentiamo di essere tutti dei filosofi (e a ragione, a mio parere), anche se sempre davanti alla Tv Questa nostra società dove sta andando? Quali le nuove paure, quali le nuove speranze?

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